Ciao,
sono Ivo Silvestro e questa è la 120ª edizione della mia newsletter settimanale di segnalazioni – che trovate anche nel numero extra del lunedì – e riflessioni.
Oggi parlo di manioca, alieni e intelligenze artificiali, di supercazzole e della lista del molibdeno.
Ma prima una foto:
Il grande complotto della tapioca
Ieri sera in casa è arrivata una radice di manioca: in pratica una grossa patata (pesava circa 800 grammi) che infatti, con poca fantasia culinaria ma con una certa soddisfazione, abbiamo preparato facendone un purè con la curcuma.
Probabilmente in futuro proveremo ricette più elaborate, magari partendo da alcune ricette dei paesi dove la manioca non è conosciuta da tempo. Temo che la si potrebbe considerare appropriazione culturale e i piatti che preparerei sarebbe accolti, da persone originarie di quei paesi, con la stessa reazione che molti italiani riservano alla pizza con l’ananas o alla carbonara con la panna. Ma sono favorevole agli scambi e alle contaminazioni1 e mi illudo che, nel percorso che ha portato quella radice sul banco di un supermercato europeo, non ci siano state troppe ingiustizie – il che peraltro dovrebbe valere anche per prodotti che è difficile considerare esotici, come caffè e banane.
Per quanto poco consumato in Europa, è una delle colture più importanti a livello globale: la sesta per produzione al mondo, stando a quanto scrive Wikipedia. Ed è strano che un alimento così importante sia anche tossico. Cioè, in realtà non è così strano, se si conosce un po’ la biologia e l’evoluzione: non avendo zanne e artigli2 ma nella migliore delle ipotesi giusto qualche spina, le piante si difendono in buona parte con sostanze chimiche. Del resto anche le patate producono una sostanza tossica, la solanina, ma abbiamo una certa familiarità con la cosa e non ci spaventa più di tanto. Sicuramente ci spaventa meno del leggere che anche un chilo di manioca dolce, quella meno pericolosa che immagino di aver cucinato ieri, può avere fino 20 milligrammi di cianuro3 (e quella amara, che spero non sia disponibile nei supermercati, anche cinquanta volte di più).
Mentre leggevo nella ricetta trovata online la raccomandazione di far bollire a lungo e con tanta acqua la manioca, mi tornava in mente una teoria pseudostorica nella quale mi ero imbattuto molti anni fa, ai tempi dell’università se non prima (il che vuol dire parlare dello scorso millennio). Non è infatti semplice rendere commestibile la manioca, soprattutto se hai a che fare con le varietà amare: le soluzioni tradizionali riportate dalla versione inglese di Wikipedia sono abbastanza elaborate e prevedono diversi passaggi, nessuno dei quali da solo rende completamente sicuro il consumo delle radici.
E qui arriva la teoria pseudostorica nella quale mi ero imbattuto anni prima e che il purè di manioca mi ha fatto tornare in mente: come è possibile per popoli selvaggi e ignoranti scoprire in maniera casuale che per magiare quelle buffe cose che crescono sottoterra fosse necessario fare tutte quelle cose una si seguito all’altra? Come hanno fatto a scoprirlo senza conoscere le reazioni chimiche e fisiche delle sostanze tossiche contenute nelle radici di manioca? La risposta abbastanza banale è: “tentativi ed errori”,4 guidati anche dal buon senso che ci porta a evitare i cibi troppo amari e che immagino abbia guidato la scoperta, in altre zone del mondo, che è meglio evitare le patate con troppi germogli. La tesi pseudostorica è che non potevano e quindi qualcuno deve averlo spiegato a quei selvaggi ignoranti: la civiltà perduta di Atlantide o, perché no?, gli alieni.
Non sfuggirà il sottotesto razzista di questa teoria pseudostorica: impossibile che popoli dalla pelle scura abbiamo scoperto da soli come cucinare dei tuberi, ci vuole un popolo dalla pelle bianca come quello di Atlantide o, se non disponibile, una civiltà aliena. Non mi stupirebbe trovare, in qualcuna di queste ricostruzioni, un qualche complotto ebraico.
Il fatto è che non ero affatto sicuro di ricordare correttamente la teoria pseudostorica. Ho quindi deciso di provare i nuovi strumenti di “ricerca profonda” guidati da intelligenze artificiali. Non la Deep Research di OpenAI, che richiede la versione Pro di ChatGPT da oltre duecento dollari/euro/franchi al mese, nonostante sembri essere incredibilmente potente, ma gli analoghi prodotti di Google Gemini e di Perplexity. Si tratta di strumenti che consultano numerosi siti e allestiscono una sorta di rapporto più o meno dettagliato sulla richiesta.
Dopo diversi giri di domande e risposte ho avuto la conferma che effettivamente c’è chi ha sostenuto l’origine aliena dei metodi per preparare le radici di manioca, ma con entrambi gli strumenti ho faticato molto e avuto perlopiù indicazioni indirette (la migliore delle quali è un episodio di una trasmissione di tv sugli alieni nel quale probabilmente si parla anche della manioca). Tuttavia direi che non è un difetto di questi prodotti, ma al contrario un pregio: stavo cercando quella che è una teoria pseudostorica se non una vera e propria fantasia di complotto, è normale che le fonti di qualità non le riportino. Ed è interessante che, anche nel caso di una domanda esplicita tipo “c’è chi ha sostenuto che siano stati gli alieni a spiegare alle popolazioni indigene come mangiare manioca senza intossicarsi?”, nel rapporto si sottolineava come certo, a prima vista può apparire strano, ma questo dimostra l’ingegno di quelle popolazioni e l’importanza dei saperi tradizionali.
Certo, con altre ricerche mi è capitato di imbattermi in fesserie: l’intelligenza artificiale aveva considerato affidabile la bufala su impoverimento del linguaggio e calo del QI. Ma è una bufala che continua a circolare, condivisa anche da persone apparentemente insospettabili. Direi che almeno in questo caso la responsabilità è dell’intelligenza umana.
In poche parole
Il titolo di questa edizione della newsletter è – ma l’avrete riconosciuta tutti, spero – una citazione da Amici miei di Mario Monicelli: è la supercazzola, o supercazzora come sarebbe filologicamente più corretto, di Ugo Tognazzi:
Tarapìa tapiòco! Prematurata la supercazzola, o scherziamo?
È un uso del linguaggio che trovo particolarmente interessante: non comunicare qualcosa, ma stordire l’interlocutore facendogli credere di stare comunicando qualcosa.
Visto che in questo periodo di parla tanto di terre rare e accordi politici, vale la pena riscoprire la “lista del molibdeno”. Da Wikipedia:
La cosiddetta lista del molibdeno era un elenco di richieste di materie prime e di materiali bellici che Benito Mussolini inviò alla Germania di Adolf Hitler come condizione per l'entrata dell'Italia nella seconda guerra mondiale.
Prese questo nome da un commento fatto all'epoca dall'ambasciatore italiano a Berlino Bernardo Attolico, in quanto il tonnellaggio di molibdeno richiesto superava l'intera produzione mondiale dell'epoca, rendendo perciò chiaro che la lista era unicamente un pretesto per evitare l'entrata in guerra dell'Italia.
In pochissime parole
Questo “inviato speciale” degli Stati Uniti in Italia è un caso strano – una storia sulla quale tra venti o trent’anni faranno un film candidato agli Oscar.
Gli articoli di fact-checking sono tra le prime fonti citate nelle Community Notes di X
Spero di non perdere troppi abbonati ma sì, qualche volta ho mangiato, e apprezzato, la pizza con l’ananas.
“La natura, rossa di zanne e artigli” è un’espressione spesso usata per riassumere la sopravvivenza alla base dell’evoluzione, o meglio una sua interpretazione molto parziale.
È tanto? È poco? Non ne ho idea, però leggo cianuro e mi spavento.
Mi piace pensare che gli “errori” siano consistiti solo in brutti mal di pancia, ma sospetto che vi sia stato qualche morto – del resto le intossicazioni alimentari ancora oggi fanno le loro vittime.