Una newsletter povera
La newsletter numero 142 del 1° agosto 2025
Ciao,
sono Ivo Silvestro e questa è la 142ª edizione della mia newsletter settimanale di segnalazioni – che trovate anche nel numero extra del lunedì – e riflessioni.
Oggi parlo di overtourism ed equità, dell’età degli algoritmi e del Primo agosto.
Ma prima una foto:
Contro il decoro
Nei giorni scorsi ero in Liguria in vacanza e, con costanza degna di miglior causa, tutte le mattine ho preso il cappuccino al bar dietro casa leggendo il quotidiano locale, il Secolo XIX.
È un rito, e come buona parte dei riti si esaurisce nella sua ripetizione, ma è anche un modo per sapere cosa succede in una comunità alla quale, venendo regolarmente qui da decenni, mi sento legato.
Cosa succede quindi in Liguria? Uno dei temi è certamente l'impatto del turismo. Il tema si lega chiaramente alla tradizione del mugugno genovese, ma non si tratta semplicemente delle lamentele di una regione che, nell'immaginario collettivo, non è nota per la sua ospitalità. Come ho ammesso in più occasioni, di economia ne capisco poco ma uno dei punti su cui ho pochi dubbi è che la monocultura è pericolosa: l'economia di un luogo non può basarsi principalmente su una sola attività, cosa che invece capita con il turismo in alcune località. Non è ovviamente solo un problema economico: possiamo aggiungerci anche il comportamento di chi è in vacanza e in vacanza si concede comportamenti diversi dal solito, l'impatto ambientale e sociale di luoghi che in poche settimane decuplicano la popolazione e così via. Un'ottima introduzione al tema la si trova in un bel libro di Corrado Del Bò.
La definizione standard di iperturismo, o overtourism, riguarda il turismo che influenza eccessivamente e in modo negativo la qualità della vita percepita dei cittadini o la qualità delle esperienze dei visitatori. La mia impressione, tuttavia, è che la definizione intuitiva sia un po' diversa: l'iperturismo è quel turismo che rende poco. È l'unica definizione che riesce a tenere insieme una ordinanza municipale "contro il degrado" che sostanzialmente riguarda chi si siede sui muretti per mangiarsi un boccone e la gioia con cui si accoglie il record di navi da crociera in arrivo.
Certo, quando si parla di sostenibilità si parla anche di economia: non voglio minimizzare o banalizzare un fenomeno complesso e sfaccettato. Ma se la soluzione pare essere "la selezione la facciamo in base al censo, chi è ricco fa quello che vuole chi è povero se ne stia a casa" non sono certo io quello che semplifica i problemi.
Un punto centrale di questa operazione è il concetto di decoro: di per sé, nulla da ridire e anzi, direi che è un aspetto importante ragionando in termini di qualità degli spazi urbani e dei servizi alla popolazione. Però a minacciare il decoro sono praticamente sempre gruppi marginalizzati: gli autobus dei servizi low cost, non le auto degli ospiti degli alberghi; la comitiva che si ritrova in spiaggia con pizze da asporto e birre prese al supermercato, non il bar che organizza la festa con dj e così via. Cosa c'è di decoroso e di rispettoso del territorio in una ventina di navi da crociera ancorate fuori da un porticciolo pensato per i pescatori?
Quello dell'iperturismo, o meglio del modo in cui una parte della società concepisce e pensa di affrontare l'iperturismo, mi sembra un esempio perfetto di come, invece di affrontare le cause di un problema, si criminalizza chi ne subisce le conseguenze. È, appunto, la lotta alla povertà fatta dichiarando guerra alle persone povere.
Non amo le metafore belliche proprio per questo: quando i problemi non vengono analizzati in cerca di soluzioni ma "combattuti", quasi fossero un esercito nemico, si va poco per il sottile. Le persone povere diventano danni collaterali della guerra alla povertà.
È un problema di distribuzione delle risorse che diventano più scarse: perché siamo sempre di più, al mondo, e perché (per fortuna) sempre più gente può permettersi una vacanza, anche se economica. Solo che se il fatto di avere meno persone povere comporta un aumento dei prezzi, chi è meno povero in realtà è povero uguale e chi è povero uguale di fatto è più povero di prima. E lo vediamo non solo con una cosa tutto sommato "superflua" come il turismo, ma anche con una cosa indispensabile come il cibo.
Mi sono guardato un po' di dati in due recenti rapporti della FAO, lo The State of Food Security and Nutrition in the World e lo The State of Food and Agriculture.
Negli ultimi cinque anni il numero di persone che non hanno le risorse per una alimentazione sana ed equilibrata è calato, passando dal 35,4% del 2019 al 31,9% del 2024: parliamo comunque di 2,6 miliardi di persone, ma appunto le cose vanno meglio. Solo che mentre in Asia la situazione è migliorata di molto (dal 35,1% al 28,1%, in Africa si è passati dal 64,1% al 66,6%. Perché? Non c'è una unica risposta semplice, ma l'aumento dei prezzi dei prodotti alimentari è uno dei fattori. Essere poveri in un mondo più ricco non sembra essere un grande affare, se non riescono a distribuire in maniera equa le risorse disponibili, da una spiaggia dove prendere il sole a un pasto completo.
In poche parole
C'è un qualcosa di distopico, negli algoritmi di Google che stabiliscono, in base al tuo comportamento online, se sei maggiorenne e, in caso contrario, impongono automaticamente alcune "protezioni" su YouTube. Ma a rifletterci meglio l'iniziativa mi sembra interessante: è un po' l'analogo digitale e algoritmico del bar dove, per servire alcolici, chiedono i documenti solo a chi potrebbe avere 18 anni ma anche no, non al quarantenne con i capelli brizzolati. L'alternativa sarebbe costringere tutti a caricare documenti, con relativi problemi di sicurezza e riservatezza.
In questa iniziativa c'è ovviamente anche un certo paternalismo, ma del resto parliamo di minori per cui si può discutere sull’efficacia e l’opportunità delle restrizioni, non sul fatto che vengano imposte.
Oggi è la festa nazionale svizzera, il giorno in cui si celebrano tre comunità montane che decisero di non più sottostare all'autorità imperiale. Per quanto richiami eventi storici realmente accaduti, ha – soprattutto se includiamo Guglielmo Tell – i tratti del mito di fondazione. Eva Cantarella, nell'interessante librettino intitolato proprio Miti di fondazione (e dedicato principalmente a Milano), li descrive come "il biglietto da visita di una comunità, che inevitabilmente, nell’identificarsi, nobilita quelle che ritiene le sue caratteristiche più specifiche e rilevanti, e lo fa – anche questo inevitabilmente – definendo il proprio rapporto con gli altri (gli esterni al gruppo, gli stranieri, i diversi)".
Cantarella identifica due modelli di miti di fondazione, Atene e Roma. Per Atene, il mito non racconta solo l'origine divina (che coinvolge Efesto e, ovviamente, Atena) ma soprattutto "che gli ateniesi erano autoctoni, in quanto nati dal suolo patrio, e mai contaminati". L’identità ateniese che ne deriva "attraverso la totale esclusione dell’altro, segna l’assoluta estraneità di questo e l’impossibilità di integrarlo, con tutte le relative conseguenze sull’organizzazione civica e sulla storia di Atene". Diverso il caso di Roma che "cerca le sue origini altrove, in un mondo e un’etnia diversi, che si fonde con la stirpe locale". Romolo e Remo sono figli di Marte ma anche discendenti del troiano Enea e del re laziale Latino E, prosegue Cantarella, "per popolare la città appena fondata apre un asilo, in cui offre rifugio a tutti quelli che, per qualunque ragione, desideravano ospitalità e protezione".
Nel Patto federale del 1291 non sono coinvolte divinità, ma mi pare ci sia comunque più Atene che Roma.
In pochissime parole
Se in questa newsletter ho scritto raramente di Gaza e di quel che accade in Israele, è perché non mi sembra di avere nulla di particolarmente significativo da dire o da segnalare. Sul Post ho tuttavia trovato un interessante approfondimento su uno dei temi caldi, quello dell’accusa di genocidio.
L’aereo è tra i mezzi di trasporto più sicuri – se sia il più sicuro dipende se calcoliamo il rischio in base alla distanza o al tempo – ma rischia di non essere il più tranquillo, con le turbolenze che diventano più intense e frequenti.
In Sudafrica provano a contrastare il contrabbando di corni di rinoceronte con la radioattività.




