Una newsletter oggettiva
La newsletter numero 141 del 25 luglio 2025
Ciao,
sono Ivo Silvestro e questa è la 141ª edizione della mia newsletter settimanale di segnalazioni – che trovate anche nel numero extra del lunedì – e riflessioni.
Oggi parlo di intelligenze artificiali, conoscenza oggettiva e bias ideologici, di economia e buon senso, di animali e di calcio femminile.
Ma prima una foto:
Cambiamo prospettiva
Questa parte della newsletter non parla di IA, anche se inizia parlando di IA. Il fatto è che Donald Trump ha presentato un piano per garantire la supremazia statunitense nel settore dell’intelligenza artificiale e c’è un aspetto, di quel piano, che mi ha colpito.
La ricetta di Trump, poco sorprendentemente, si basa sul ridurre al minimo la regolamentazione, sia per quanto riguarda direttamente le IA, sia per le fonti con cui alimentare gli energivori centri di calcolo. Insomma, fate quello che volete e bruciate quello che volete per farlo – purché non ci sia niente di woke. Uno degli obiettivi del progetto è infatti quello di assicurarsi che le IA generative statunitensi privilegino l’accuratezza e non manipolino le loro risposte per favorire diversità, equità e inclusione (l’acronimo DEI che per i cappellini rossi1 è sinonimo di male assoluto). Ma non è neanche del woke, che voglio parlare, bensì del quadro concettuale (quello che spesso si indica con frame) usato per presentare il progetto.
Inizio col dire che si parte da una preoccupazione in parte condivisibile: la maldestra introduzione di paletti – non necessariamente legate all’inclusione e alla diversità, ma anche alla violenza, a violazioni della proprietà intellettuale, a questioni politiche – rischia di portare a risultati poco accurati o surreali. Ricordo ad esempio che le prime versioni di ChatGPT si rifiutavano di rispondere alla domanda “quale sarà la religione del primo presidente musulmano degli Stati Uniti?”, ma casi più recenti non mancano e non è detto che siano ugualmente divertenti: cosa faremmo se una IA medica si rifiutasse, nel fare una diagnosi, di considerare che la Malattia di Tay-Sachs è più frequente tra ebrei ashkenaziti, amish e cajun della Louisiana?
Dietro la mossa di Trump ci sono ovviamente (anche e direi soprattutto) altre preoccupazioni – il woke è un ottimo capro espiatorio per il suo elettorato di riferimento –, il che mi fa pensare che rischiamo paletti “anti DEI” altrettanto maldestri se non peggiori di quelli “DEI” visti finora, ma torniamo, o meglio arriviamo, al punto: in questo America’s AI Action Plan, e in un ordine esecutivo dedicato proprio alle IA usate dal governo, come viene presentato questo progetto? In maniera abbastanza semplice: niente pregiudizi ideologici (ideological bias) che ostacolino la ricerca della verità oggettiva (pursue objective truth).
Il frame di Trump è relativamente semplice: le IA sono uno strumento di conoscenza; esiste una verità oggettiva che che si può raggiungere eliminando i pregiudizi ideologici.
Sul primo punto, quello che le IA generative siano uno strumento di conoscenza, ci sarebbe molto da dire – e lo dico da utente convinto e soddisfatto di queste tecnologie. Ma da filosofo trovo molto più interessante, e preoccupante, la seconda parte: che esista una verità oggettiva e che si possa ottenere eliminando pregiudizi e preconcetti.
I discorsi sulla verità e la conoscenza sono delicati: un modo per negare l'esistenza di una verità oggettiva è negare tout court l'esistenza della verità e dire che tutti i discorsi hanno la stessa dignità, posizione insostenibile non solo a livello teorico ma anche pratico. Ma non è necessario essere così radicali: possiamo semplicemente riconoscere che ogni conoscenza è situata, che è caratterizzata da presupposti teorici, culturali, sociali, psicologici e quant’altro. Che guardare la realtà significa necessariamente guardarla da un punto di vista, almeno per noi esseri umani (e direi anche per le intelligenze artificiali, ammesso e non concesso che le IA generative possano davvero guardare la realtà e non si limitino a giocare in maniera estremamente elaborata con le parole).
I pregiudizi non sono solo inevitabili, ma possono anche essere necessari. Ogni processo conoscitivo parte da qualche parte, ha dei valori impliciti, fa delle scelte su cosa considerare rilevante. Insieme a distorsioni dannose che dobbiamo riconoscere e correggere, abbiamo anche strategie conoscitive utili: il nostro cervello funziona attraverso semplificazioni e categorizzazioni automatiche che, sì, possono portare a stereotipi, ma sono anche quello che ci permette di navigare la complessità del mondo.
Non credo che i vari punti di vista sono equivalenti o abbiano tutti pari dignità, anzi alcuni credo siano proprio problematici. Ma allo stesso tempo non credo neppure che esistano punti di vista migliori o peggiori in senso assoluto, al massimo di più o meno adatti per certi scopi.
Il progetto di raggiungere la verità oggettiva rinunciando a pregiudizi ideologici è semplicemente impossibile: non possiamo rinunciare a quei presupposti, non avere alcun punto di vista.
Chi ci prova semplicemente si rifiuta di riconoscere il proprio punto di vista, che assolutizza dandogli la qualificia di “oggettivo”, respingendo come “soggettivi” gli altri punti di vista. E questo quando quello che dovremmo fare, invece, è da una parte riconoscere e studiare i presupposti che reggono il nostro modo di conoscere il mondo e, dall’altra, ampliare i punti di vista disponibili. Questo, ripeto, non perché i punti di vista siano tutti uguali o il nostro sia sbagliato: semplicemente, non è l'unico e potrebbe valer la pena prendere in considerazione anche altri modi di guardare alla realtà. Non possiamo eliminare la soggettività, ma possiamo riconoscerla come tale e moltiplicare le prospettive.
Cosa potrebbe significare tutto questo per lo sviluppo delle intelligenze artificiali generative? Un primo passo sarebbe insistere sulla trasparenza: credo sia tecnicamente impossibile identificare con precisione quali “pezzi di conoscenza” ha usato una IA per darmi una certa risposta, ma penso sia possibile una valutazione a posteriori. Se ho fatto una domanda sulle forme di governo basate sulla partecipazione collettiva in epoca antica, potrebbe essere utile sapere quanti testi di studiose o studiosi africani o indiani sono stati usati per l’addestramento dell’IA. Ma non accadrà mai, visto che le priorità del presidente americano sono altre.
In poche parole
Avere una mente aperta significa accettare la possibilità di sbagliarsi. E sui temi economici ho una mente molto aperta: ho delle opinioni – tipo che un certo livello di intervento statale sia necessario – che non solo so che potrebbero rivelarsi sbagliate, ma che penso siano proprio sbagliate. Ma vedo economisti sostenere tutto e il contrario di tutto, per cui alla fine l'unica strategia epistemologica praticabile in economia è quella di Feyerabend, "anything goes", va bene tutto.
Poi però leggo Noah Smith e la sua analisi dell'Argentina, quello strano posto dove la "cura neoliberista" di Milei sta effettivamente migliorando la situazione economica. Significa che il neoliberismo è il modello economico (o l’ideologia economica) migliore? Non necessariamente, secondo Smith: la strategia migliore è quella che si adatta alle circostanze. E le circostanze argentine imponevano una cura basata sul libero mercato e austerità fiscale; in altri Paesi la situazione può essere diversa e lì magari servono maggiori regole o una strategia industriale pubblica. Come scrive Smith, "invece di scegliere un'ideologia e restarvi attaccati, i Paesi dovrebbero riconoscere quando si sono spinti troppo in una direzione e attivarsi per aggiustare la rotta".
Walter Quattrociocchi ha scritto un lungo articolo sull’intelligenza artificiale. Il titolo contiene una descrizione molto efficace delle IA generative che “scrivono bene ma non sanno nulla”. Solo che il titolo parla di “inganno perfetto” e qui ho qualche perplessità: sono le IA che ingannano, perché appunto scrivendo bene2 ci fanno pensare che sanno quello che scrivono, oppure chi le vende e, come ogni oste che si rispetta col vino della casa, le presenta come la nuova grande frontiera del cervello?
Visto che non è giusto soffermarsi solo sul titolo, che forse non è neanche di Quattrociocchi, diciamo qualcosa sul contenuto: l’articolo è impostato con un parallelismo tra IA e disinformazione del quale non ho ben capito il senso; la parte davvero interessante è secondo me la presentazione delle IA generative come macchine statistico-computazionali e poi le riflessioni conclusive sull’illusione della conoscenza. Forse è solo questione di familiarizzare con strumenti nuovi, ma è un traguardo che passa anche da articoli come questo.
Ho finalmente avuto il tempo di finire Considera gli animali di Simone Pollo, che avevo preso e iniziato a leggere un paio di mesi fa. Come dice il titolo,3 il libro è un invito a considerare gli animali e a non dare per scontata la loro presenza (come cibo, come animali da compagnia, come specie domestiche, come fauna selvatica, come specie infestanti…).
L’ho trovato un libro prezioso per due motivi. Il primo è che Pollo è riuscito nell’impresa di costruire un percorso coerente che tocca tutte le declinazioni di quello che, in maniera imprecisa, possiamo chiamare “l’animalismo”, affrontando in maniera semplice ma non banale temi come le scelte alimentari, le trasformazioni che la domesticazione ha portato a numerose specie (inclusa quella umana), il ruolo che gli animali non umano hanno, o dovrebbero avere, nei nostri sistemi morali e giuridici e altro ancora. Il secondo è che Pollo presenta argomenti e ragioni per formarci una propria opinione (e prendere eventualmente delle decisioni sul nostro stile di vita), senza provare a imporre nulla puntando sulle emozioni (e soprattutto sull’indignazione) come spesso capita in pubblicazioni del genere.
Ce ne fossero di libri così.
Si stanno per concludere gli Europei femminili di calcio.
Credo sia la prima edizione ad avere una discreta copertura mediatica, inevitabilmente – e forse anche giustamente – in parte dedicata proprio al fatto che gli sport femminili interessano meno di quelli maschili e su altri aspetti come quelli linguistici. Ammetto che, se mai riusciremo a colmare il divario di spazio pubblico (fisico e mediatico) che dedichiamo a Europei maschili ed Europei femminili, mi piacerebbe che vedesse una riduzione dell’attenzione per il calcio maschile che spesso e volentieri monopolizza bar, giornali, social media e televisioni. L’attenzione che dedichiamo a questi Europei mi pare perfetta così com’è, grazie.
Sono un utente soddisfatto di Substack, la piattaforma che gestisce questa newsletter. Però vedo dei margini di miglioramento nella traduzione dell’interfaccia…
In pochissime parole
Alla fine, il concerto di Gergiev al quale avevo dedicato la scorsa newsletter è stato annullato.
Una app (per questione di privacy solo per iPhone) permette di segnalare in maniera anonima la presenza dell’ICE, la polizia dell’immigrazione statunitense che nell’immaginario collettivo sta scalzando le SS. Vedremo quanto durerà.
Mi piace l’idea di identificare i seguaci di Trump dal cappello rosso “Make America Great Again”. Tipo le camicie nere dei fascisti o i cappucci bianchi del Ku Klux Klan (ma anche le camicie rosse dei garibaldini).
Personalmente ho qualche dubbio che “scrivano bene”: direi che, a meno di non dedicare un po’ di tempo e risorse alla personalizzazione, i testi sono perlopiù mediocri.
Oggi ho evidentemente la fissa per i titoli.




