Tre storie interessanti con cui iniziare la settimana
La newsletter del lunedì mattina
Ciao,
sono Ivo Silvestro e questa è la “newsletter breve” di inizio settimana, in cui segnalo cose interessanti da leggere, ascoltare o vedere per alleviare il tedio del lunedì mattina.
Prima di iniziare, una foto:
Etica per computer
Abbiamo analizzato la prima Costituzione per le intelligenze artificiali a cura di Francesco D’Isa, The Bunker
Le intelligenze artificiali sono intelligenti, prendono decisioni e devono quindi avere una morale, meglio se codificata dentro il modello e non aggiunta successivamente, come una specie di filtro che interviene sulle risposte. Il ragionamento fila, ma anche tralasciando le forzature delle premesse (in che senso sono intelligenti e prendono decisioni?) non è affatto scontato che dobbiamo codificare un sistema etico. E rimane il “piccolo” problema di quale sistema etico codificare.
È con questo approccio critico che Francesco D’Isa si è letto la “costitutuzione” di Claude, l’IA generativa di Anthropic, e la sua analisi è molto interessante e condivisibile.
C’ero cascato anch’io
La fabbrica delle bugie misogine sulle mogli di calciatori e influencer interessate solo al denaro di Francesca Capoccia, Facta
La “notizia” aveva fatto capolino tra i vari contenuti condivisi su Facebook: la tal celebrità aveva intestato tutti i beni alla madre così da non lasciare nulla all’ex moglie nel divorzio. Non che ci avessi dedicato particolare attenzione: non essendo un argomento che mi interessa particolarmente l’ho presa per “notizia forse vera e quasi certamente mal riportata” e finita lì. Non solo è completamente inventata, ma rientra in un filone di disinformazione misogina che rafforza – implicitamente, cioè nella maniera più subdola – l’idea che le donne si sposano solo per denaro.
Pensare con le parole
How Much Does Our Language Shape Our Thinking? di Manvir Singh, New Yorker1
Non ricordo chi ha condiviso questo articolo di un paio di anni fa, ma l’ho letto con piacere scoprendo diverse cose interessanti su come la lingua e le parole che usiamo possano influenzare il nostro modo di pensare — la tesi generale mi era già chiara: non parliamo di un determinismo ingenuo e insostenibile (impropriamente attribuito a Benjamin Lee Whorf), ma di maniere diverse di categorizzare le nostre esperienze. I colori sono un classico esempio, ma qui ho scoperto che in Malesia c’è una popolazione, i jahai, che ha nomi astratti per gli odori analoghi ai nostri rosso-blu-giallo-eccetera e questo permette loro di meglio descrivere e riconoscere gli odori.
Link accessibile: archive.ph/p8sh4.




