Tre storie interessanti con cui iniziare la settimana
La newsletter del lunedì mattina
Ciao,
sono Ivo Silvestro e questa è la “newsletter breve” di inizio settimana, in cui segnalo cose interessanti da leggere, ascoltare o vedere per alleviare il tedio del lunedì mattina.
Prima di iniziare, una foto: una via di Volta Mantovana.
La storia del calabrone che non sapeva volare
Storie di Scienza: quel calabrone che per la scienza non può volare ma non lo sa di Paolo Attivissimo
Insieme a “usiamo solo il 10% del nostro cervello” e all’estinzione delle api che ci lascerebbe pochi anni di vita, la scienza aerodinamica che non saprebbe spiegare il volo dei calabroni — ma loro non lo sanno e volano lo stesso — è una delle affermazioni pseudoscientifiche più diffuse.
E dire che, al contrario della bufale del cervello buona al più che un onesto film d’azione, la storia del calabrone sarebbe interessante per spiegare come funziona la ricerca scientifica e cosa sono i modelli matematici. Come fa Attivissimo in questo articolo, oltre a ricostruire la storia del volo del calabrone (che poi dovrebbe essere un bombo).
La scienza senza certezze e senza dubbi
La scienza non ha certezze assolute. Ma spesso non lascia spazio a dubbi
Venerdì scorso ho saltato la newsletter settimanale — ero in vacanza, speravo di trovare tempo ma così non è stato — ma era uscita quella a pagamento, che segnalo qui anche per assonanza con la storia del calabrone: una intervista al filosofo Hykel Hosni su come funziona la scienza. O meglio su come non funziona: non ha certezze assolute, come spesso ci aspettiamo studiando risultati consolidati da decenni o secoli di ricerca; ma non ha neanche dubbi radicali e universali, nel senso che i dubbi devono essere giustificati.
È arrivata la guerra cognitiva
Dopo la verità, prima della menzogna di Fabio Ciancione, Il Tascabile
Lo confesso: ho dei dubbi sul concetto di “guerra cognitiva”. Nel senso che mi pare la cara vecchia propaganda impacchettata con le neuroscienze, più o meno come un secolo fa Edward Bernays la impacchettava con la psicanalisi di suo zio Sigmund Freud. E non voglio dire che la cosa non abbia importanza — le neuroscienze posso rendere certe tecniche più efficaci —, ma credo che termini come “guerra cognitiva” non aiutino a comprendere davvero in cosa consista, questa nuova forma di propaganda. Il merito dell’articolo di Ciancione è proprio quello di spiegare questo concetto e di vederne le conseguenze nell’ambito del giornalismo.




