Non è vero quindi ci credo
La newsletter numero 168 del 17 aprile 2026
Ciao,
sono Ivo Silvestro e questa è la 168ª edizione della mia newsletter gratuita.
Oggi parlo del futuro di una volta e di finzioni, di foto spaziali, di grandeur francese e di cose acide.
Ma prima una foto:
Dall’altra parte
Mi piacciono i vecchi film di fantascienza. Non solo i classici, quelli da “i cento film da salvare secondo l’istituzione X”, ma anche quelli un po’ sgangherati, che a vederli oggi si sorride per quel “futuro” che appare così vecchio e datato.
Prendiamo L’implacabile del 1987 con Arnold Schwarzenegger, ambientato in un 2017 terribilmente anni Ottanta, senza neanche l’aura nostalgica a nobilitarlo. E il remake uscito l’anno scorso di Edgar Wright (The Running Man) è sulla buona strada per fare la stessa impressione tra qualche anno, con la sua estetica da youtuber che per certi versi è già vecchia. Per trovarsi in un’altra galassia, la Alphaville di Jean‑Luc Godard è sorprendentemente parigina e modernista e un discorso simile si può fare per 2022: i sopravvissuti del 1973 (il titolo originale, molto più forte, è Soylent Green) con gli Stati Uniti degli anni Settanta.
Non ho letto nessuno dei romanzi e racconti da cui questi film sono tratti, ma sono abbastanza sicuro che lì non c’è, quell’aria surreale da “futuro di una volta”. Anche la più dettagliata delle descrizioni lascia spazio all’immaginazione di chi legge. Leggi di una grande città con grattacieli altissimi e la completi con la mente, mentre in un film devi scegliere uno stile architettonico, devi mostrare vestiti, acconciature, oggetti di scena. C’è chi bazzica mercatini e negozi di souvenir cercando le bottiglie apparse in qualche episodio di Star Trek (del resto sono i posti dove vanno i trovarobe delle varie produzioni quando c’è bisogno di allestire un bar fantascientifico).
Un altro aspetto che oggi appare surreale sono le voci robotiche dei computer. Penso a Star Trek o all’inquietante Mater del primo Alien, anche se lì il computer parlava solo nell’adattamento italiano, una “innovazione” per permettere al pubblico di capire l’interfaccia unicamente testuale del Mother originale. Già da qualche anno i software di sintesi vocale sono molto più naturali — ma se ripenso alle varie scene, funzionano così, con quella voce meccanica e monotona. Se quei computer parlassero come degli esseri umani, penseremmo a una voce registrata o a un operatore che si trova in un’altra stanza (o meglio un’operatrice, visto che di solito sono voci femminili, ma dei pregiudizi di genere ne parleremo un’altra volta). La voce robotica serve a creare l’atmosfera da fantascienza: q. Cosa che del resto la fantascienza fa molto raramente.
Sì, c’è la fantascienza più rigorosa e attenta, quella che si mantiene il più fedele possibile alle conoscenze scientifiche e agli sviluppi tecnologici e quindi, in un certo senso, fa previsioni. Ma anche in questi caso l’idea alla base mi sembra essere quella di esplorare “spazi di possibilità”: riflettere sulla nostra identità, sulle ingiustizie della società, sui limiti della conoscenza e così via — non descrivere come vivremo tra venti, duecento o duemila anni.
Il che è sorprendente, a ben pensarci: un racconto di fantasia che ci fa capire qualcosa della realtà. Non è la bugia che, riconosciuta come tale, ci permette di ricostruire la verità: qui abbiamo qualcosa che in teoria non è né vero né falso, che non dovrebbe avere alcuna ambizione di descrivere la realtà, ma che tuttavia ci può permettere di capirla meglio, di imparare cose.
Certo non funziona sempre. Se devo dare informazioni sulle norme di sicurezza di un impianto chimico, non ha senso che mi metta a raccontare storie reali o di fantasia: mi serve un elenco delle varie procedure previste. Mettiamo tuttavia che non stia parlando con chi gestisce quell’impianto o con chi ne deve verificare la sicurezza e neanche con chi vive lì vicino e vuole sapere quali sono i rischi e cosa fare in caso di incidente: in questo caso una storia è una buona soluzione, per raccontare in generale come funziona un impianto chimico.
Quale storia? Si potrebbero raccontare gli incidenti di Bhopal o di Seveso oppure quello di Schweizerhalle, ma c’è un rischio, nel ricorrere a eventi reali. La realtà di quello che si racconta rischia di inchiodarci sul particolare: è la storia di quell’impianto, di quell’incidente, di quegli errori e di quelle responsabilità. Una storia vera, soprattutto se ha un forte impatto emotivo come i disastri citati, rischia di non funzionare se l’obiettivo è parlare in generale della sicurezza degli stabilimenti chimici. Una storia di fantasia ti colpisce meno proprio perché non è reale. Ed è più facile capirne il valore generale: non è successo da nessuna parte, quindi potrebbe essere successo ovunque.
In poche parole
Ho pubblicato la seconda newsletter riservata agli abbonati a pagamento: partendo dal caso del collaboratore del New York Times “beccato” a copiare dal Guardian ma esposto al pubblico ludibrio per avere usato delle intelligenze artificiali generative, provo a ragionare su cosa ci aspettiamo dalla scrittura argomentativa e dalle IA. Che forse dovremmo smetterla di considerarle delle intelligente aliene ma prenderle come degli algoritmi di compressione del testo — ma lo spiego meglio di là:
Mi sto parzialmente ricredendo sul mio “scetticismo lunare” al centro dell’ultima newsletter: seguendo la missione Artemis II, guardando le foto della NASA, alla fine un po’ mi sono entusiasmato. A proposito di quelle immagini: la giornalista scientifica Georgina Rannard della BBC le ha definite “foto delle vacanze”: condivido l’impostazione generale e sottoscrivo il passaggio in cui afferma che “la scienza è mossa dalla ricerca e dalle prove, ma non è mai immune dalla politica”; tuttavia non capisco come si possa giudicare così severamente un’operazione che certo, è di pubbliche relazione, ma è anche di condivisione pubblica della scienza.
Sono stato a Parigi per le vacanze di Pasqua. In realtà alloggiavamo a Saint-Denis , “città di re morti e cittadini vivi” come ho letto in un cartello vicino alla cattedrale che ospita i resti di buona parte dei sovrani francesi.
La piazza vicino alla stazione di Saint-Denis è dedicata alle vittime algerine del 17 ottobre 1961: un massacro compiuto della polizia contro persone che manifestavano pacificamente. Preso il treno e arrivati in centro troviamo, vicino al Grand Palais, una statua dedicata a Charles de Gaulle con una epigrafe che contrasta con quanto accaduto nel 1961: “C’è un patto venti volte secolare tra la grandeur della Francia e la libertà del mondo”.
Chiunque abbia visto la serie tv Breaking Bad si ricorda la scena della vasca da bagno corrosa dall’acido fluoridrico: Walter White lo usa per far sparire un cadavere dicendo a Jesse di procurarsi un contenitore di plastica; lui non lo fa e così l’acido corrode anche la vasca. Gli sceneggiatori si sono presi qualche libertà — anche per non dare idee a chi deve davvero far sparire un corpo —, ma l’acido fluoridrico è davvero pericoloso e mi ha stupito scoprire che è tranquillamente in vendita come smacchiatore per la ruggine.
Tutto è partito da Massimo Sandal e della cosa, quantomeno nella mia bolla, si sta discutendo molto, con analisi molto dettagliate (come questo post di Biologica a cui devo il riferimento a Breaking Bad).
La pericolosità dell’acido fluoridrico deriva, paradossalmente, dalla sua debolezza: agisce lentamente. L’acido solforico provoca immediato dolore, così uno reagisce subito; l’acido fluoridrico no, ha il tempo di penetrare nella pelle e in circolazione con esiti molto gravi. È così anche con le malattie infettive: quelle rapide e letali fanno paura, ma proprio perché sono veloci e gravi sono più facili da identificare e contenere rispetto a una malattia che lascia circolare persone contagiose per settimane. Ed è così anche per il cambiamento climatico.
In pochissime parole
A proposito di cambiamento climatico: MeteoSvizzera ha aggiornato i suoi “paesaggi climatici” che mostrano, come fossero un panorama di montagna, i dati sul clima.
Ho sempre pensato che le “tradizioni” a cui conservatori e reazionari si appellano sono invenzioni. Adesso i movimenti antieuropeisti ricorrono anche a testimonial inventati.





