La polizia della scrittura
La newsletter numero 153 del 7 novembre 2025
Ciao,
sono Ivo Silvestro e questa è la 153ª edizione della mia newsletter settimanale di segnalazioni – che trovate anche nel numero extra del lunedì – e riflessioni.
Oggi parlo di IA e qualità della scrittura, di cambiamento climatico, Babar e Zohran Mamdani.
Ma prima una foto: illusione ottica in tre dimensioni al Technorama di Winterthur.
Il dito e la luna, l’intelligenza artificiale e il testo
Ci sono notizie che sono come il proverbiale bicchiere mezzo pieno o mezzo vuoto: le leggo e le trovo allo stesso tempo positive e negative, passando dal pensare “oh no!” a “ma sai che…”.
Parlo di atti giudiziari scritti da intelligenze artificiali generative che sono valse, agli avvocati che li hanno presentati, delle multe. Il migliore resoconto che ho trovato dei due casi, uno a Torino e l’altro a Latina, è quello dell’avvocata Laura Greco sul sito del Sole24ore: un po’ burocratico – del resto si rivolge a persone esperte – ma almeno mette in chiaro quale sia la “responsabilità aggravata” riscontrata dai giudici.
Da altri articoli sembra infatti che il problema sia il fatto di aver usato una IA, come se si trattasse di uno strumento bandito dalle aule di giustizia. In un caso è anche stato fatto un insensato parallelo con studenti che usano ChatGPT per tesine e ricerche, come se un ricorso o una denuncia fossero scritte per verificare competenze e conoscenze di chi le ha redatte.
No. Il problema non riguarda chi o cosa abbia scritto quei documenti, ma come erano scritti: male. Non ho letto i due atti incriminati, ma nel resoconto di Laura Greco si parla di un confuso insieme di citazioni e riferimenti giuridici non rilevanti. Anzi, conviene riportare un passo da una delle due decisioni:
[…] un coacervo di citazioni normative e giurisprudenziali astratte, prive di ordine logico ed in gran parte inconferenti rispetto al thema decidendum ed, in ogni caso, tutte manifestamente infondate.
Il che è normale: parliamo di macchine statistiche che mettono insieme testi selezionando le parole più probabili, calcolate partendo da quantità enormi di testi, inclusi quelli giuridici. È perfettamente normale che “facendo una media” di ricorsi per corruzione, omicidio, elusioni fiscale e abigeato vengano fuori riferimenti poco pertinenti o inesistenti, una sorta di caricatura di un vero documento. Anzi sarebbe strano il contrario e infatti le aziende che sviluppano questi sistemi stanno investendo molte risorse per ottenere questo risultato “contro natura” per un sistema che elabora semplicemente pezzetti di parole. Con, lo dico chiaramente, dei buoni risultati: con le giuste indicazioni una IA sa produrre testi che hanno un significato. Certo se, come immagino sia accaduto, ti limiti a chiedere “scrivimi un ricorso per dei contributi non versati”, magari a una vecchia versione di ChatGPT perché hai solo l’abbonamento gratuito, ti puoi aspettare nella migliore delle ipotesi una base da cui partire. Certo non un testo da copincollare e inviare al tribunale senza verificare attentamente ogni frase.
Fin qui ho descritto il bicchiere mezzo vuoto: media che riportano la notizia in maniera imprecisa e persone che usano, in un contesto professionale, degli strumenti che non comprendono.
Quale potrebbe invece essere il bicchiere mezzo pieno? Beh, proprio il fatto che due testi scritti male siano stati puniti. Certo, parliamo di testi particolari: nel diritto le parole permettono di “fare cose”, stabilendo ad esempio obblighi o diritti. Un atto giuridico confuso o insensato non è semplicemente una perdita di tempo come potrebbe esserlo un racconto scritto male e non auspico che i tribunali si mettano a leggere libri (o newsletter) stabilendo multe per chi non segue i precetti dello scrivere chiaro.
Spero tuttavia che questa diffidenza verso le IA generative si traduca in una maggiore attenzione alla qualità della scrittura.
In poche parole
Oggi ho trascorso un paio d’ore in biblioteca. Ho iniziato Il dono di Cadmo di Alessandro Magrini, una interessante storia delle lettere dell’alfabeto: già sapevo che la “A” è un toro (basta capovolgerla e si vede chiaramente il muso sormontato dalle corna); ho scoperto che già gli egizi avevano un abbozzo di scrittura alfabetica, con segni che rappresentano suoni e non concetti.
Prima di leggere di fenici ed etruschi, ho trovato in uno scaffale Babar di Jean de Brunhoff e ricordando un vecchio post di Massimo Sandal l’ho letto e confermo l’analisi di Sandal: Babar è uno che si vende in cambio di vestiti fighi e auto da corsa.
Considero l’elezione di Zohran Mamdani a sindaco di New York una buona notizia. Della sua religione mi interessa il giusto, cioè praticamente nulla; le sue idee politiche mi paiono convincenti – tenendo comunque conto che di economia ne so davvero poco – e le reazioni di panico delle destre mi divertono.
Poi ci sono tutti i discorsi tipo “la sinistra riparta da Mamdani”: certo, ha fatto un’ottima campagna e ha vinto con un buon margine, ma a New York. Come ha scritto John Gruber, è il tipo di politico che piace a chi ha una formazione universitaria, ma per vincere fuori da New York occorre conquistare anche chi non è mai andato al college.
Sono nato e vivo in Svizzera. Ho sempre considerato questa circostanza – per la quale non ho ovviamente nessun merito, se non quello di non essere emigrato – un privilegio. Dal punto di vista dei cambiamenti climatici non è così una fortuna, a leggere il rapporto sugli scenari climatici in Svizzera. Quasi tre gradi in più rispetto al periodo preindustriale (contro gli 1,3°C a livello globale), estati più asciutte, piogge più frequenti e intense e meno neve.
La vera questione però non è come cambierà il clima, ma quali misure – di mitigazione e adattamento – la politica svizzera riuscirà ad attuare.




C’è chi descrive Mamdani come un Trump progressista (ho letto un terribile Buongiorno di Feltri, che comunque è in buona compagnia), ma mi pare una analisi limitata se non del tutto sbagliata. Sì, alcune delle sue promesse sono verosimilmente irrealizzabili, per competenze e consenso politico necessario, ma se quello è il criterio allora tutta la politica è trumpiana.
Per quello che posso giudicare da qualche migliaio di chilometri di distanza, mi sembra che Mamdani abbia condotto una campagna efficace e anche “onesta” (al contrario di Trump). Il punto di Gruber è che questa efficacia vale a New York e già qualche chilometro più in là funzionerebbe meno, figuriamoci tra gli operai di Detroit.
#NewYork
#MamdaniSindaco
Ho letto qua e là commenti in cui si auspica di importare il modello MAMDANI in Italia.
Meglio rallegrarsi senza fare improbabili voli pindarici. New York non è Roma e Zohran Mamdani, arrivato nella Grande mela a 7 anni, ha una storia e delle colonne incredibili come genitori: padre Mahmood professore universitario ai massimi livelli (esperto africanista e di anticolonialismo), mamma Mira Nair, regista di successo, Leone d'oro per Monsoon Wedding, e regista di altri film di successo come Salam Bombay. Tra l'altro nel suo meraviglioso ed efficiente clip per la campagna elettorale ci vedo lo zampino di mamma Mira.
Condivido solo in parte l'analisi di Gruber.
Sostenitori di Mamdani si chiamano Bernie Sanders, AOC, Obama che tra l'altro ha sostenuto partecipando al suo rally finale la vincente democratica in Virginia Abigail Spanberger! È una nuova generazione che avanza, intelligente, altamente educata sì, ma non elitaria alla Hillary Clinton. Lui , Mamdani parla di contenuti che toccano la gente più fragile e non ha avuto paura di dire che tasserà i ricchi il 2% sui redditi oltre il milione di $...e a New York ce ne sono un sacco. È musulmano e hanno tentato di farlo passare per antisemita (coi tanti ebrei che ci sono a NY!). Ma lui nel suo programma include in modo chiaro la lotta all'antisemitismo. Intelligente e stratega!