I CDC come Hogwarts sotto Voldemort
La newsletter numero 155 del 21 novembre 2025
Ciao,
sono Ivo Silvestro e questa è la 155ª edizione della mia newsletter settimanale di segnalazioni – che trovate anche nel numero extra del lunedì – e riflessioni.
Oggi parlo di vaccini con l’apostrofo, di un film sull’IA e di obesità che non lo era.
Ma prima una foto: una lampada al plasma, oggetto che sogno di possedere dalla scena in soffitta dei Goonies.
La banalità dell’apostrofo
Avevo la mezza idea di scrivere di intelligenza artificiale – anzi, avevo già un documento pieno di appunti –, poi ho scoperto che i CDC, i Centri per la prevenzione e il controllo delle malattie degli Stati Uniti, hanno aggiornato la pagina su autismo e vaccini.
La pagina Autism and Vaccines fa parte di una sezione che raccoglie le principali preoccupazioni sulla sicurezza dei vaccini, dagli adiuvanti al fatto di somministrare più vaccini alla volta. Le altre pagine sono state aggiornate nel dicembre del 2024; quella sull’autismo il 19 novembre di quest’anno e certo, c’è un rassicurante “Vaccines do not cause Autism” scritto bello in grande. Solo che quel titolo è seguito da un curioso apostrofo, di quelli che in genere nascondono la fregatura — tipo “entrata libera” con asteriscata la consumazione obbligatoria a prezzo maggiorato.
In questo caso l’asterisco rimanda a una chicca:
The header “Vaccines do not cause autism” has not been removed due to an agreement with the chair of the U.S. Senate Health, Education, Labor, and Pensions Committee that it would remain on the CDC website.
In pratica durante le audizioni in Senato, il presidente della Commissione per la salute, l’istruzione, il lavoro e le pensioni (che in inglese ha la sigla HELP) aveva strappato al Segretario della salute Robert F. Kennedy Jr. la promessa di mantenere quel titolo sul sito dei CDC. Immagino che quella rassicurazione bastasse, al senatore (repubblicano) della Louisiana Bill Cassidy, che è anche un medico. Evidentemente non sospettava che un asterisco avrebbe trasformato quell’accordo in una sorta di imposizione dei poteri forti. È come se RFK Jr. dicesse “ehi, le lobby mi hanno imposto di scrivere questa cosa, io mi piego ma non mi spezzo e denuncio nero su bianco la cosa”.
E quell’asterisco è tutto sommato il minore dei mali.
Queste sono le informazioni essenziali riportate all’inizio della pagina:
The claim “vaccines do not cause autism” is not an evidence-based claim because studies have not ruled out the possibility that infant vaccines cause autism.
Studies supporting a link have been ignored by health authorities.
HHS has launched a comprehensive assessment of the causes of autism, including investigations on plausible biologic mechanisms and potential causal links.
Vale la pena dire qualcosa su ciascun punto.
Il primo rimanda — vedi la serendipità — a quanto discusso nella precedente newsletter sul diverso peso delle prove scientifiche. Lì riprendevo un caso limite: non abbiamo studi “evidence-based” su come i paracadute riducano morti e feriti quando ci si butta da un aereo in volo. Ma non abbiamo dubbi sul fatto che è meglio averlo, un paracadute, in quelle circostanze. Con vaccini e autismo la situazione è un po’ diversa: l’intuito che ci fa propendere per i lanci con paracadute non dice granché, ma abbiamo diversi studi sulla sicurezza dei vaccini.
“I vaccini non causano l’autismo” è quindi una affermazione scientificamente solida perché gli studi puntano chiaramente in quella direzione, iniziando dal fatto che non è stata rilevata una correlazione tra vaccini e disturbi dello spettro autistico. Certo, l’assenza di prove non è prova dell’assenza: il fatto che non abbiamo prove che Aristotele detestasse di cipolle non significa che ne fosse ghiotto. Però nel caso del legame tra vaccini pediatrici e disturbi dello spettro autistico è come se avessimo tantissime testimonianze e aneddoti sulle preferenze gastronomiche di Aristotele con tanto di cinquanta ricette a lui attribuite per la zuppa di cipolle. Per dire: gli studi scientifici non escludono neanche che i vaccini facciano crescere un sesto dito del piede o apprezzare i neomelodici.
Il secondo punto credo sia semplicemente falso. Gli studi che hanno trovato una possibile relazione tra vaccini e autismo non sono stati ignorati: sono stati presi in considerazione, valutati e scartati come inaffidabili o inconcludenti.
Più interessante il terzo punto. Il Dipartimento della salute diretto da RFK Jr. ha effettivamente avviato un progetto di studio sulle cause dell’autismo, promettendo di valutare anche i vaccini. Nulla da eccepire, quindi, sulla verità fattuale di questa affermazione. Il problema è che, in quel contesto, questa indagine è presentata come una prova a sostegno del fatto che c’è un legame, tra vaccini e autismo. La cosa in un contesto di scienza normale avrebbe anche senso: investo le risorse di una indagine del genere solo se ho qualche sospetto. Solo che le motivazioni di questa ricerca non sono scientifiche, ma ideologiche. È inoltre curioso il diverso peso dato alle ricerche scientifiche: quelle che non confermano la mia tesi non valgono, perché non dimostrano al 100% che mi sbaglio; una ricerca ancora da fare invece è un argomento a favore.
Il New York Times ha pubblicato un articolo che raccoglie le prime reazioni alla novità. Jeremy Faust su Inside Medicine ha analizzato in dettaglio i contenuti della pagina. Faust fornisce anche alcune informazioni sulla situazione in cui si trovano i CDC e che potremmo descrivere come “è Hogwarts quando Lord Voldemort aveva preso possesso del Ministero della magia” (penso che il riferimento sia chiaro anche per chi non conosce la saga di Harry Potter).
Credo che la questione più preoccupante sia proprio questa: i CDC stanno perdendo il prestigio e l’autorevolezza che era loro riconosciuta. E non sarà semplice recuperarla: anche quando al posto di Trump e di RFK Jr. ci saranno un presidente e un segretario normali — diciamo di quelli che riconoscono la separazione tra scienza e politica —, i CDC e le altre istituzioni rimarranno sempre quelle che si sono piegate al potere. Solo una (improbabile, temo) riforma che garantisca completa autonomia e indipendenza, anche nei finanziamenti, dal potere politico potrebbe ristabilire la loro credibilità. È una crisi che non riguarda solo gli Stati Uniti: i CDC hanno, o avevano, un ruolo internazionale nel controllo delle malattie. Mi piacerebbe pensare che quel ruolo lo assumerà l’ECDC, l’analogo europeo dei CDC, ma ultimamente gli scenari ipotetici si realizzano solo se distopici — del resto le spinte politiche e sociali che hanno portato al potere Trump e Robert F. Kennedy Jr. sono le stesse che hanno indebolito l’Unione europea.
Già che parliamo di politica (e ringrazio Alessandro Tavecchio per avermi suggerito il tema). Legittimando la connessione tra vaccini e autismo Trump recupera un po’ della popolarità persa in alcune fasce della popolazione. Non mi riferisco solo ai MAGA (i berretti rossi del Make America Great Again), ma anche e soprattutto ai MAHA (Make America Health Again), i “salutisti alternativi” che oltretutto non sono tradizionalmente repubblicani.
In tutto questo resta l’incognita della “maggioranza silenziosa”. Perché ai due estremi non cambia niente: l’ambigua ammissione dei CDC ha semplicemente confermato la convinzione tra gli antivaccinisti e squalificato l’istituzione tra chi si fida del consenso scientifico. In mezzo però ci sono tutti quelli che non hanno una opinione forte. Immagino che un qualche effetto lo avrà, leggere da parte di una istituzione importante che insomma, i vaccini potrebbero non essere poi così sicuri come si diceva finora.
In poche parole
Qualche parola sulle intelligenze artificiali riesco comunque a scriverle. Valerio Jalongo è un bravo regista: il suo documentario L’acqua l’insegna la sete è un gioiello su cosa significa educare (credo lo si trovi su RaiPlay), costruendo un intrigante confronto tra il presente e il materiale realizzato per un progetto di videodiario collettivo realizzato 15 anni prima da studenti e studentesse di una scuola per tecnici cinetelevisivi di Roma.
Adesso è in giro per festival con un film sulle intelligenze artificiali, Wider than the sky, concepito nel 2020, prima che la bolla di ChatGPT iniziasse a gonfiarsi.
Per un documentario tecnico-scientifico sarebbe stata una sfiga tremenda, una cosa da ricominciare da capo e rischiare in ogni caso di essere superati dagli eventi. Ma il suo è un lavoro tra il poetico e il filosofico, quindi forse a Jalongo è andata tutto sommato bene.
Il film l’ho trovato un po’ troppo pretenzioso. Ma mi ha colpito, intervistandolo, la sua consapevolezza che sì, l’IA può essere una catastrofe da molti punti di vista, ma per l’essere umano può anche essere l’opportunità di uno sviluppo che ha definito “spirituale” (senza riferimenti religiosi, ovviamente).
In questa newsletter ho scritto raramente di Gaza. Non perché non ritenga grave e importante quello che è accaduto lì negli ultimi anni (o per meglio dire decenni): semplicemente da una parte non ritengo di avere particolari doveri o responsabilità, nella scelta dei temi; dall’altra sospetto che, anche in questo spazio relativamente riparato, qualsiasi commento non farebbe altro che aumentare il rumore e la polarizzazione.
Sui social media è ovviamente peggio e rimango stupito di come gente dotata di raziocinio possa condividere assurdità come la bufala dei bambini obesi a Gaza. Come spiega Facta, e come suggerisce un po’ di buon senso, i dati citati riguardano il 2022.
In pochissime parole
Un po’ di matematica elettorale sulla distribuzione dei seggi.
Le IA sbagliano a riassumere le notizie nel 45% dei casi.



