L'estinto

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★ Fuori dalla legge

La newsletter per abbonati numero 9: La morte di Guglielmo il Taciturno tra messa al bando, legittima difesa e stato di guerra

lug 22, 2026
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Perché leggere un libro su Cicerone, con tutto quello di interessante che è successo negli ultimi duemila anni? Perché in questi duemila anni la natura umana1 è rimasta sostanzialmente la stessa. E perché è più semplice parlare di Lucio Silla o di Marco Antonio che di personaggi o vicende d’oggi: siamo meno coinvolti emotivamente e politicamente, sappiamo già come andrà a finire.

Così Massimo Pigliucci ha scritto How to Be a (Happy) Skeptic, ripercorrendo gli ultimi giorni della Repubblica romana2 giusto limitandosi a ricordare l’attualità di certe situazioni e figure. Seguendo il suo esempio, non parlerò del gioielliere condannato per aver ucciso due rapinatori — neanche metto il link alla notizia —, bensì di Guglielmo il Taciturno.

Statolder (in pratica governatore) d’Olanda, Zelanda e Utrecht per conto della corona spagnola, nella seconda metà del Cinquecento Guglielmo si oppose alle persecuzioni religiose fino allo scontro diretto con Filippo II. Alla fine il re lo dichiarò “fuorilegge” e mise sulla sua testa una taglia di 25mila corone. E qui vale la pena fermarci un attimo. Per noi fuorilegge è semplicemente una persona che si comporta come se la legge non esistesse, ma qui non si parla genericamente di delinquenti o malviventi: “fuorilegge” significa proprio “fuori dalla (protezione della) legge”. A Roma esisteva l’aquae et ignis interdictio, l’interdizione dall’acqua e dal fuoco: chi vi era sottoposto doveva lasciare la città, e se tornava chiunque poteva ucciderlo senza doverne rispondere. Più indietro ancora c’è la figura arcaica dell’homo sacer, che poteva essere ucciso da chiunque senza che l’uccisore fosse colpevole di omicidio. Il diritto germanico usava una formula ancora più netta: Friedlosigkeit, perdita della pace. Il bandito diventava wargus, lupo; nell’Inghilterra medievale gli si attribuiva un caput lupinum, una testa di lupo, e come a un lupo gli si poteva dare la caccia.

In tutti questi casi la sostanza è la stessa: la comunità non punisce ma allontana, toglie lo scudo della legge e lascia che accada quello che è facile accada a chi non ha questa protezione. Guglielmo il Taciturno finì proprio così. Il 10 luglio 1584, nella sua casa di Delft, il cattolico francese Balthasar Gérard gli sparò al petto.

Certo il caso di Guglielmo il Taciturno è particolare: è vero che la messa al bando è una delle pene più severe, ma non è necessario ribellarsi e proclamare l’indipendenza del proprio regno per essere esclusi dalla protezione della legge. Basta molto meno e, anzi, in diversi casi più che la punizione per il reato è la pena prevista per chi è fuggito dal processo. Un caso interessante che ho trovato su Wikipedia riguarda William John Bankes, deputato tory, egittologo, collezionista, amico di lord Byron. Nel 1841 Bankes venne sorpreso a Green Park, a Londra, in atteggiamenti espliciti con un soldato della Guardia reale; arrestato e rilasciato su cauzione, ne approfittò per lasciare l’Inghilterra. E fu la mancata comparizione in tribunale, non il reato di sodomia, a farlo dichiarare ufficialmente fuorilegge. Scelta peraltro comprensibile — all’epoca la sodomia era punita con la morte, e le ultime esecuzioni erano avvenute solo sei anni prima, nel 1835 — e non troppo dolorosa: Bankes intestò al fratello la casa di famiglia, in modo da non farsela confiscare, e si stabilì a Venezia dove morì nel 1855.

Al di là dei singoli casi e dei singoli reati, la cosa ha un suo senso: se non accetti di essere giudicato dalla legge, non puoi neanche più essere protetto dalla legge. Chi vuole giocare deve accettare tutte le regole del gioco. Solo che questa idea presuppone che i diritti personali siano, appunto, regole di un gioco — in altre parole, che siano concessioni e non qualcosa che ogni persona possiede indipendentemente dalla volontà di chi detiene il potere. Credo sia uno dei motivi per cui, almeno a livello giuridico, oggi non esiste più il “fuorilegge” nel senso originario del termine: crediamo che esistano diritti inalienabili.

C’è tuttavia un’eccezione che è stata variamente intesa come un “ritorno allo stato di natura”3 e in cui (quasi) ogni azione è lecita. Sono quelle situazioni che cadono sotto il cappello della legittima difesa — insomma la reazione a una minaccia. Ma è una situazione temporanea e, soprattutto, parziale. Perché praticamente tutte le teorie sulla legittima difesa prevedono dei limiti; alcune prevedono esplicitamente che chi è responsabile di una minaccia ingiusta rinuncia solo in parte alle proprie garanzie e conserva comunque un humanitarian right, un diritto a non subire danni gravi se non necessari. È un diritto che si fonda sui nostri bisogni più elementari, e per questo non può essere ceduto né perduto in nessuna circostanza. La distanza dal fuorilegge è tutta qui: là si usciva dalla comunità, qui si resta dentro perdendo qualcosa.

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